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Latini
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I mwjwLatini furono un antico popolo mwkaitalico di mwkqlingua indoeuropea, che si stanziò, a partire dalla seconda metà del mwkgII millennio a.C., lungo la costa mwkwtirrenica della mwlapenisola italica, nella regione del mwlqmwlgLatium vetuscite-ref-0-4-0[4]. Diedero un contributo determinante alla mwmwformazione del popolo di mwnaRoma, città che avrebbe esteso mwnqla lingua e la cultura latina all'intero mwngbacino del Mediterraneo e a buona parte dell'mwnwEuropa.

Contents

Storia
Lingua
Note

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Etnonimo

L’etimologia del nome è incertacite-ref-5[5]: sono state proposte diverse ipotesi, oltre a quella della derivazione dal re mwpweponimo mwqaLatino.

Per una prima, l'etnonimo deriverebbe dal latino mwqglatēre, ovvero nascondersimwqw, con riferimento al racconto mitologico che vede mwraSaturno, cacciato dal suo regno da mwrqGiove, nascondersi nel Laziocite-ref-6[6]cite-ref-7[7].

Secondo un'interpretazione, l'etnonimo deriverebbe dal latino mwtwlatus, ovvero mwualargo, ampiocite-ref-8[8], in riferimento al territorio pianeggiante abitato, messo a confronto con l'andamento prevalentemente collinare e montuoso dell'mwvqItalia centrale;cite-ref-9[9] se l'interpretazione fosse corretta, ne consegue che i Latini fossero gli mwwgabitanti della pianura, distinti dagli abitanti delle zone montane limitrofe.

Storia

Le origini latine

Le tradizioni storico-letterarie

mwyaPlinio e mwyqLivio includono gli mwygAborigeni tra i più antichi abitanti del Laziocite-ref-10[10]cite-ref-11[11]. mwawDionigi di Alicarnasso afferma che questo popolo mantenne il nome di mwbaAborigeni fino all’epoca della mwbqguerra di Troia e che iniziò a essere chiamato mwbgLatini durante il regno del re mwbweponimo mwcaLatino, collocato nello stesso periodo.

Secondo mwcgServio, i Latini derivano soprattutto dagli Aborigeni e il cambio di nome si sarebbe consolidato dopo l’arrivo di mwcwEnea, quando i mwdaTroiani si unirono agli mwdqAborigeni formando un nuovo gruppo.

Dionigi racconta inoltre che gli Aborigeni vivevano prima sugli Appennini e si spostarono nel Latium scacciando i mwdwSiculi dopo una lunga guerra, estendendo il proprio dominio tra mweaTevere e mweqLiri; riporta anche tradizioni alternative sulla loro origine (per alcuni coloni liguri, per altri popolazione antichissima e autoctona) e discute le diverse leggende che attribuivano ai popoli italici origini greche, arrivando a proporre l’ipotesi di una discendenza dagli mwegEnotri.

Sempre attraverso Dionigi, mwfaVarrone elenca numerose città aborigene in mwfqSabina con capitale mwfgLista; lo stanziamento in Sabina sarebbe avvenuto a danno degli mwfwUmbri. La spinta alla migrazione verso sud viene spiegata con la sovrappopolazione e con il ricorso al rituale del mwgaver sacrum, da cui sarebbero nate varie colonie; l’occupazione della fascia settentrionale del Latium avrebbe generato un grande conflitto con i Siculi.

Durante la guerra gli Aborigeni avrebbero stretto un’alleanza con i mwggPelasgi (assimilati da alcuni alle tradizioni sui Tirreni), ottenendo così la vittoria e la fuga dei Siculi verso l’Italia meridionale e poi verso la Sicilia. La narrazione include anche la conquista o fondazione di molte città già sicule e l’acquisizione di territori sulla riva destra del Tevere (agro falisco e alcune località costiere), collegando poi i mwgwFalisci ai Latini come gruppo affine.

I primi a stabilire una connessione tra il Latium e una città dell'Asia minore, mwhqTroia, attraverso la figura di mwhgEnea, furono due scrittori greci del mwhwV secolo a.C., mwiaEllanico di Lesbo e mwiqDamaste di Sigeo. Oltre un secolo più tardi lo storico siciliano mwigTimeo di Tauromenio, tra i primi storici greci a interessarsi al mondo romano e alle sue istituzioni, fa menzione dell'origine troiana dei mwiwPenati custoditi in un santuario di mwjaLavinium, città sacra per le genti latine. mwjqFabio Pittore, mwjgTito Livio, mwjwDionisio di Alicarnasso, mwkaAppiano di Alessandria e mwkqCassio Dione accreditano tutti la versione di Ellanico, Damaste e Timeo. Nella sua mwkgStoria di Roma, Livio scrive: «fondano una città, Enea le dà il nome, da quello della moglie, di Lavinium». In quegli stessi anni tale narrazione troverà spazio nell'mwkwmwlaEneide di mwlqVirgilio.

Secondo gli storici antichi, e dello stesso Virgilio, dopo la morte del re Latino e, più tardi, dello stesso Enea, la popolazione autoctona si fuse con i Troiani e diede origine al mwlwpopolo latino (mwmaXII secolo a.C.).cite-ref-straboneitaliav3-2-1-4[1]

Dopo la scomparsa di Enea, divenne re dei Latini il figlio di primo letto mwngAscanio. Memore del prodigio accaduto a suo padre, Ascanio si recò nel luogo in cui Enea aveva sacrificato la scrofa bianca (mwnwalba in latino) con i 30 porcellini e fondò lì una nuova colonia, cui dette il nome di mwoaAlba Longa, associando in quel nome il ricordo della scrofa alla particolare conformazione dell'abitato, disteso sulla sommità di una collina di forma allungata.cite-ref-12[12]

Le ipotesi della storiografia moderna

Secondo la teoria maggiormente accettata, diversamente dall'ipotesi della storiografia greco-romana di un'origine dall'mwpwAsia minore, i mwqaLatini, appartenenti alle mwqqgenti indoeuropee, discesero in mwqgItalia nel corso del mwqwII millennio a.C.,cite-ref-mommsen-13-0[13]cite-ref-14[14] provenienti forse dall'Europa centrale mwtadanubiana.

Secondo mwtgTheodor Mommsen, che formulò la propria tesi soprattutto su basi mwtwlinguistiche, la migrazione latina avvenne via terra, seguendo il percorso naturale dato dalla dorsale appenninica da nord a sud, seguendo il versante occidentale della penisola. La migrazione del gruppo latino si sarebbe estesa dal Lazio fino all'attuale mwuaCalabria. In seguito ai successivi arrivi di Sanniti e Greci, la presenza di popolazioni latine si sarebbe contratta, fino a coincidere con il mwuqLatium vetus (o Latium priscum), che grosso modo era delimitato dal Tevere a nord, dai Monti Prenestini e da un breve tratto del fiume mwugTrerus a est, dai mwuwMonti Lepini e i mwvaMonti Ausoni a sud, e dal mwvqmar Tirreno a occidente. La presunta presenza di genti latine nelle terre a sud del Lazio è comunque definita dal Mommsen non documentabile. Per lo storico tedesco la presenza di genti latine in Campania (tra i quali lo studioso annovera gli mwvgAusoni), si desume dal nome di alcune località campane come Nola (città nuova) o Volturnus (dal latino volvere), che attesterebbero la presenza di genti latine prima dell'arrivo dei Sanniti e dei Greci. Per quanto riguarda la presenza di genti latine nelle terre che poi sarebbero state occupate dai Lucani e Bruzi, è definita dal Mommsen probabile, anche se non documentabile.cite-ref-mommsen-13-1[13]

Anche le altre popolazioni italiche di epoca storica, quali mwxaUmbri, mwxqVolsci, mwxgPiceni, mwxwMarsi e mwyaSabini, appartenevano al gruppo di popolazioni di lingua indoeuropea, stanziatesi in Italia a seguito di migrazioni via terra, lungo la dorsale appenninica, seguendo un percorso da nord a sud, successive a quella dei Latinicite-ref-15[15].

Invece le prime evidenze archeologiche ascrivibili a una popolazione di lingua indoeuropea, distinta da una precedente cultura appenninica, risalgono a non prima del XIII a.C.cite-ref-mura-lavinium-16-0[16] L'archeologia rileva che dalla fine dell'mw0getà del bronzocite-ref-mura-lavinium-16-1[16] il territorio a sud del Tevere fu caratterizzato dalla cosiddetta mw1wfacies laziale o mw2acultura laziale (X-VI secolo a.C.), mw2qregionalizzazione della precedente mw2gcultura protovillanoviana (collegabile con la mw2wciviltà dei campi di urne dell'Europa centrale) che uniformò l'area tirrenica della Toscana e del Lazio fra il XII e il X secolo a.C. sovrapponendosi alla mw3acultura appenninica che dominava la regione nei secoli precedenti. Secondo mw3qDavid W. Anthony, queste popolazioni di cultura protovillanoviana erano originarie della regione dell'attuale Ungheria orientale,cite-ref-17[17] mentre secondo l'archeologo Kristian Kristiansen, queste originavano dalla regione compresa tra la mw4gMoravia e l'Austria.cite-ref-18[18]

Alla cultura laziale viene associata la formazione dellmw6a'mw6qethnos latino che sul finire del secondo millennio a.C. si era già costituito in una serie di comunità (menzionate da Plinio il Vecchio) che avevano come centro principale mw6gAlba «Longa»cite-ref-19[19]

Dal XII all'VIII secolo a.C.

È ormai generalmente accertato che una popolazione, diversa da quella precedentemente residente, sia arrivata nel mw9wmw-aLatium in epoca protostorica. Tale popolo, sulla base di considerazioni di tipo linguistico e di una serie di rinvenimenti archeologici, viene identificato coi Latini.

Tra i reperti archeologici più antichi, risalenti a un periodo che va dall'XI al IX secolo a.C., quelli di mw-aGabi e della vicina necropoli dell'mw-qOsa, di mw-gLavinium e di mw-wFicana.cite-ref-0-4-1[4]

Ne fa fede l'improvvisa comparsa di sepolcri che utilizzavano il rito dell'mwaquincenerazione, laddove invece i sepolcri di epoche precedenti utilizzavano esclusivamente il rito dell'mwaqyinumazione. I primi sepolcri contraddistinti da questo nuovo rito sono databili attorno al mwaqcX secolo a.C., e comparvero prima nella zona dei mwaqgColli Albani, a sud dell'attuale mwaqkGrottaferrata, per poi diffondersi in altre parti del mwaqoLatium, Roma compresa. Sulla base di queste considerazioni, troverebbe riscontro la tradizione romana che indicava in questo gruppo collinare il fulcro della nazione latina.

In questa prima età del ferro, la forma di popolamento dei Latini si articolava in una serie di raggruppamenti rurali autonomi, con spesso al centro un borgo fortificato (mwaq4oppidum), e strettamente collegati fra di loro. Profondamente sentito era all'epoca il senso di un'origine, di un'appartenenza e di culti comuni, che indusse molte di queste entità a dare vita a delle vere e proprie federazioni o leghe. Queste, pur avendo originariamente un carattere religioso, col tempo riuscirono a darsi degli ordinamenti comuni che disciplinavano la difesa del territorio, il commercio ed altre materie di interesse generale. La Lega albense fu forse la più antica fra le federazioni del mwareLatium vetus: era costituita da una trentina di centri, i cosiddetti mwarimwarmpopuli albenses, ricordati da mwarqPlinio il Vecchio. Centro di questo ampio raggruppamento urbano era la città di mwaruAlba Longa, rasa al suolo attorno alla metà del VII secolo a.C. da Roma (al tempo di mwaryTullo Ostilio),cite-ref-livioperiochae1-14-16-20-0[20] che si sostituì ad essa nella direzione della Lega. Ancora il quarto mwarsre di Roma, mwarwAnco Marzio, li vinse.cite-ref-livioperiochae1-18-21-0[21]cite-ref-eutropioi-5-22-0[22]cite-ref-23[23] Alla fine di questo stesso secolo e in quello successivo, molti altri centri latini furono assorbiti nello stato romano. mwaskDionisio di Alicarnasso, mwasoStrabone e mwassPlinio si sono soffermati, nelle loro opere, sulle comunità più antiche del Latium Vetus, molte delle quali erano già scomparse da secoli quando i tre scrittori si accinsero a descriverle. Di alcune non si riesce neppure a stabilirne l'esatta ubicazione e fra queste la stessa Alba Longa.

Secondo la storiografia tradizionale uno sviluppo propriamente urbano di Roma e del mwas0Latium si era iniziato a delineare solo nel periodo fra la fine del mwas4VII secolo a.C. e la prima metà del secolo successivo. Negli ultimi tre decenni tale impostazione è stata messa in discussione dalle ricerche, dai ritrovamenti e dagli importanti contributi dottrinari di un gruppo di archeologi e storici, non solo italiani, con alla testa mwas8Andrea Carandini. Nel mwata1988 venne scoperta la prima cinta muraria di Roma databile attorno al mwate725 a.C., mentre ancor prima erano già venute alla luce significative testimonianze, dell'VIII secolo a.C., relative alle città di mwatiPraeneste e mwatmTibur, i due massimi centri, dopo Roma, del mondo latino, fino almeno all'assorbimento del Latium Vetus nello Stato romano.

È difficile stabilire una linea netta di demarcazione fra fenomeno urbano e protourbano, purtuttavia è evidente che già a partire dal mwatc750 a.C. circa, alcuni centri, per struttura e dimensioni, potevano essere equiparati a delle vere e proprie città sul modello di quanto era già avvenuto in mwatgEtruria un paio di generazioni primacite-ref-24[24] e nel sud peninsulare con i primi stanziamenti ellenici. Questi ultimi sembrano essere addirittura posteriori a quelli etruschi o latini che quindi potrebbero essere sorti in forma autonoma, perseguendo cioè un modello di sviluppo del tutto autoctono.cite-ref-25[25]

Dal VII al VI secolo a.C.

Negli ultimi decenni del mwauqVII secolo a.C. ed ancor più nel corso del mwauuVI secolo a.C., si era andato affermando in tutto il mwauyterritorio latino, in quasi tutta la mwaucCampania, ed in parte della mwaugPianura Padana, la supremazia mwauketrusca che si protrasse fino alla fine del VI secolo a.C. e che a mwauoRoma corrispose, secondo la tradizione, agli ultimi tre re appartenenti alla dinastia dei mwausTarquini (mwauwTarquinio Prisco,cite-ref-26[26] Servio Tullio e mwaveTarquinio il Superbo).cite-ref-straboneitaliav3-4-27-0[27] Sappiamo, inoltre, che Servio Tullio fece costruire un mwavytempio a Diana a mwavcRoma, quale mwavgsantuario federale dei Latini.cite-ref-28[28] In questa città, sempre secondo gli storici latini e greci, il periodo monarchico etrusco ebbe termine nel mwav0509 a.C.

Con la battaglia di mwav8Aricia (mwawa504 a.C.), i Latini, grazie anche all'appoggio di un contingente mwawecumano, sconfissero gli Etruschi di mwawiChiusi, che miravano a prendere il posto della spodestata dinastia dei Tarquini o, secondo un'altra teoria, prestare loro aiuto. Il provvidenziale intervento degli alleati latini permise a Roma di conservare gli ordinamenti repubblicani, che si era da poco dati, per altri cinque secoli, e nel contempo infranse, e per sempre, le mire espansionistiche etrusche nel mwawmLatium centro-meridionale.

Successivamente nel mwawuLatium Vetus si scatenarono cruente lotte fra mwawyRoma ed i più importanti centri della regione, mwawcTusculum in particolare, per il controllo del territorio. Nonostante Tusculum godesse dell'appoggio della maggior parte delle città latine, Roma riuscì, con la mwawgbattaglia del Lago Regillo (mwawk496 a.C.), a sconfiggere le rivali e ad imporre loro la sua egemonia, sancita, qualche anno più tardi (mwawo493 a.C.), dal mwawsmwawwFoedus Cassianum. Questo trattato, che prese il nome dal console romano mwaw0Spurio Cassio Vecellino, regolò le relazioni fra Roma e le altre città latine per oltre un secolo e mezzo, fino a quando venne sostituito da una serie di rapporti bilaterali fra l'Urbe ed i vari centri del mwaw4Latium nel quadro di una politica di definitivo assorbimento della regione nello Stato romano (mwaw8338 a.C.).

V secolo a.C.

Agli albori dell'età repubblicana iniziò anche quel grande movimento mwaxycolonizzatore del popolo romano-latino, che, spesso sotto altre forme, ma con finalità non troppo dissimili, accompagnò l'espansione di Roma fino a tarda età imperiale. La spinta iniziale fu dovuta con ogni probabilità al sostenuto tasso d'accrescimento della popolazione del mwaxcLatium Vetus in epoca etrusca, che comportò un forte surplus demografico non assorbibile in ambito regionale.

I primi centri in cui vennero dedotte colonie latine furono mwaxsCora (mwaxw501 a.C.) e mwax0Signia (mwax4495 a.C.), cittadine di più antica ed incerta origine. Entrambe erano poste in zona di occupazione volsca. Seguì un anno più tardi mwax8Velitrae, anche essa contesa ai volsci (mwaya494 a.C.), come mwayeAnzio, la cui colonizzazione (mwayi467 a.C.) fu effimera, perché una decina d'anni più tardi tornava in possesso dei suoi precedenti abitatori volsci. La crisi politica, economica e demografica del V secolo impedì nuovi stanziamenti fino al 416 a.C. quando venne dedotta una colonia a mwaymLabici, in un territorio però già saldamente latino.

Il definitivo ritiro degli mwayuEtruschi a nord del mwayyTevere, seguito a breve distanza dalla dura sconfitta subita nella battaglia navale di mwaycCuma (mwayg474 a.C.) ad opera dei siracusani, determinò un improvviso ripiegamento in sé stesso di questo popolo ed un abbandono della sua politica di grande potenza nel Mediterraneo centrale. La mwaykCampania etrusca cadde in potere dei Sanniti e dei loro alleati pochi decenni più tardi ed il mwayoLatium Vetus, tassello importante della politica dei mwaysTirreni in Italia centro-meridionale, ed esso stesso parte integrante del loro mondo da oltre un secolo, dovette affrontare una grave situazione politica esterna, oltre che interna (lotte sociali), che rischiò di comprometterne per sempre lo sviluppo, attentando alla sua stessa esistenza.

Nel corso del mway0V secolo a.C., il mway4Latium e le regioni limitrofe del Piceno, del Sannio e della Campania, furono sconvolte dall'espansione di alcuni popoli mway8italici, primi fra tutti i mwazaSanniti, gli mwazeEqui ed i mwaziVolsci. Questi ultimi costituivano una nazione fiera ed aggressiva stanziata fra i mwazmMonti Lepini ed il mwazqLiri e, fin dai primi decenni del mwazuV secolo a.C., riuscirono ad impegnare la Lega Latina e Roma, in una serie interminabile di guerre di logoramento. La roccaforte volsca di mwazyAnzio fu espugnata ed occupata dai romani nel mwazc468 a.C., ma persa una decina d'anni più tardi, mentre le colonie latine di mwazgSignia e mwazkNorba latina, sui monti Lepini, furono costrette a patire un perenne stato d'assedio.

In questi conflitti i Volsci furono spesso appoggiati dagli mwazsEqui, altro popolo estremamente bellicoso le cui sedi erano situate fra l'alto corso dell'mwazwAniene, i mwaz0Monti Ernici ed il lago mwaz4Fucino, a cavallo fra le attuali regioni del mwaz8Lazio e dell'mwaaaAbruzzo. Gli Equi, durante alcuni anni riuscirono persino ad occupare la seconda città latina per importanza, mwaaePraeneste, spingendosi fino alle propaggini orientali dei mwaaiColli Albani, sul monte Algido (458 a.C.). Qui furono fermati, da un dittatore entrato nella leggenda: mwaamLucio Quinzio Cincinnato. A rendere ancor più drammatico questo già fosco quadro ci pensarono i mwaaqSabini che, fra il mwaau495 a.C. ed il mwaay449 a.C., scesero anch'essi ripetutamente in armi contro i Latini. L'importante e potente centro etrusco di mwaacVeio infine, da sempre rivale di Roma, mantenne durante tutto il V secolo a.C. una costante pressione militare sulle frontiere settentrionali del mwaagLatium Vetus che, in almeno tre occasioni sfociò in aperto conflitto: nel mwaak485 a.C.-mwaao475 a.C. circa, nel mwaas438 a.C.-mwaaw425 a.C. ed infine nel mwaa0405 a.C.-mwaa4396 a.C., conclusosi quest'ultimo con la distruzione della città ad opera di Roma.

Con ben quattro fronti bellici quasi costantemente aperti, a nord quello etrusco, ad est quello sabino, a sud-est quello equo ed a sud quello volsco, sembrava che il popolo latino e con esso la città di Roma, dovessero perire ed uscire per sempre dalla grande storia.

Il forte sentimento di appartenenza a una stessa stirpe, unitamente alla consapevolezza di poter essere travolti e sterminati dai popoli limitrofi, spinsero tuttavia i Latini a trovare le forze per liberare la propria terra dagli invasori. Nel mwabe431 a.C. con la celebre mwabibattaglia del Monte Algido, gli mwabmEqui vennero ricacciati dal mwabqLatium Priscum; nel mwabu426 a.C. fu la volta di mwabyFidenae, città alleata di mwabcVeio, espugnata e distrutta da un esercito romano. L'appoggio degli mwabgErnici, che fin dal mwabk486 a.C. avevano aderito al mwaboFoedus Cassianum, permise a Roma ed alla Lega Latina, nell'anno mwabs406 a.C., la realizzazione di un'impresa epica: la conquista della mwabwvolsca mwab0Anxur, situata ad oltre cinquanta chilometri dalle frontiere meridionali del mwab4Latium Vetus. Dieci anni più tardi (396 a.C.) grazie a mwab8Furio Camillo, la resistenza di mwacaVeio ebbe termine, la città venne rasa al suolo ed il suo territorio incorporato nello stato romano. Con Veio cadde uno dei centri etruschi più importanti e prestigiosi dell'epoca, fulcro civilizzatore dell'intero Lazio.

Le offensive condotte dal popolo latino negli ultimi decenni del V secolo a.C. avevano fortemente ridimensionato le mire espansioniste di mwaciEtruschi, mwacmSabini, Equi e Volsci sul mwacqLatium vetus. Pochi anni più tardi tuttavia, un'orda celtica che aveva valicato l'mwacuAppennino seminando terrore e distruzione al suo passo, si diresse verso Roma.

IV secolo a.C. - dal 400 al 350 a.C.

Nel corso del mwac0V secolo a.C. alcuni popoli di origine celtica, chiamati dai Latini mwac4Galli, avevano occupato gran parte delle prealpi e della Pianura Padana. Nel 390 a.C. una spedizione di Galli capitanata da un certo mwac8Brenno, superato l'Appennino Tosco-Emiliano era penetrata in mwadaEtruria da dove marciò su Roma. Un esercito inviato dall'Urbe per arrestare gli invasori venne sconfitto sull'mwadeAllia, poche miglia più a nord del Tevere. A Roma donne, vecchi e bambini furono evacuati nelle città vicine mentre i difensori si rifugiarono nell'mwadiarx capitolina. Le insegne sacre furono invece inviate a mwadmCaere, importante centro etrusco alleato di Roma nell'ultimo, decisivo conflitto con mwadqVeio. La città latina, rimasta deserta, venne saccheggiata ed incendiata e solo il pagamento di un forte riscatto e la fermezza di mwaduFurio Camillo riuscirono ad allontanare l'orda che si diresse verso sud, in Apulia.

In seguito alla grave sconfitta della mwadcBattaglia del fiume Allia e al mwadgSacco di Roma che ne seguì, i romani modificarono radicalmente l'armamentario dei soldati e le tattiche di guerra. Erano stati arroganti, rifiutando di punire gli ambasciatori (della gens Fabia) che avevano ucciso un capo senone (violando il voto di non toccare armi), invece di risolvere la diatriba tra mwadkEtruschi e mwadoSenoni; erano stati presuntuosi, i mwadstribuni militari schierarono l'esercito «senza aver scelto in anticipo uno spazio per il campo, senza aver costruito una trincea che potesse fungere da riparo in caso di ritirata, dimentichi, per non dire degli uomini, anche degli dèi, non essendosi minimamente preoccupati di trarre i dovuti auspici e di offrire sacrifici augurali»cite-ref-liviov38-29-0[29], ma furono capaci di trarre insegnamento dai propri errori (che quasi avevano portato alla distruzione di Roma) e di capire i limiti del loro esercito e di provvedere in merito.

L'invio delle sacre vestimenta a Caere, e non in un'altra città latina, nel corso dell'incursione galla, può essere interpretato in vario modo ma certo è che nel mwaee386 a.C. mwaeiPraeneste denunciò il mwaemFoedus Cassianum sostenendo apertamente prima i mwaeqVolsci poi gli mwaeuEqui che, con i mwaeyFalisci e gli etruschi di mwaecTarquinia si levarono nuovamente in armi contro Roma. Anche mwaegTusculum, pur non partecipando direttamente alla contesa, permise che un nutrito gruppo di suoi volontari si integrasse nell'esercito prenestino. I tempi della solidarietà latina sembravano svaniti per sempre.

Dopo un ennesimo tentativo dei Volsci di penetrare in territorio romano respinto da Furio Camillo, un esercito formato da Prenestini, Equi e volontari di Tuscolo si mosse contro Roma (mwaeo383 a.C.). L'Urbe era allora impegnata a soccorrere la città alleata di mwaesSutrium, cinta d'assedio dagli Etruschi di Tarquinia e dai loro alleati Falisci. Nonostante la scarsità di forze romane presenti in città, i prenestini vennero messi in fuga nei pressi di mwaewPorta Collina. La pace che seguì rispettò le libertà di Praeneste, ma non di Tusculum, città che venne definitivamente assorbita nello Stato romano (mwae0381 a.C.).

Fra il mwae8362 a.C. ed il mwafa358 a.C. la guerra divampò sulle sponde del mwafeTrerus: gli mwafiErnici si ribellarono, e soltanto a prezzo di un notevole sforzo accompagnato da lunghe trattative diplomatiche, furono riportati all'obbedienza da Roma. mwafmTibur, terza città latina per importanza, ne approfittò per scendere in guerra contro l'Urbe, dopo aver assoldato mercenari Galli (mwafq361 a.C.). Due nuovi conflitti, prima contro i Volsci, che vennero sconfitti (mwafu357 a.C.), e poi contro gli Etruschi di Tarquinia, obbligò Roma ad attendere ben sette lunghi anni prima di riuscire a piegare definitivamente la resistenza di Tibur, cui fu offerta una pace onorevole (mwafy354 a.C.). Nel 353 a.C. Caere passò definitivamente nella zona di influenza romana che si estese così, da quell'anno, sul miglior porto dell'mwafcEtruria meridionale. Ma ormai l'Urbe aveva perso molti dei suoi alleati latini nella lotta contro i propri nemici tradizionali: solo pochi centri relativamente popolosi (mwafgNorba e mwafkSignia in particolare), e un certo numero di nuclei minori del mwafoLatium, erano restati al suo fianco.

La conquista di mwafwVeio del mwaf0396 a.C. aveva ulteriormente consolidato la posizione di assoluta supremazia che Roma godeva nella Regione. Sembrava ormai profilarsi per molte città latine il rischio di venire definitivamente assorbite dal potente Stato romano.La presa ed il saccheggio di Roma (ma non della rocca capitolina) da parte dei mwaf4Galli nel mwaf8390 a.C. fu certo un evento luttuoso nella sua storia, ma si trattò di una breve parentesi e la ricostruzione della città procedette ad un ritmo così sostenuto da indurci a credere che l'incendio tramandatoci dalla storiografia antica dovette interessare solo alcune zone dell'Urbe. Un importante studioso di questo periodo ritiene che agli inizi del mwagaIV secolo a.C. la popolazione di Roma tornò con ogni probabilità ai livelli della fine dell'età monarchica (mwage509 a.C.),cite-ref-30[30] fissati da mwagyTito Livio, mwagcDionisio di Alicarnasso ed mwaggEutropio in circa mwagk80 000 abitanti.cite-ref-31[31] Anche allora, agli albori della Repubblica, le città della Lega avevano cercato di liberarsi dell'ingombrante tutela di Roma, ma senza successo.

Dopo la crisi del mwag8V secolo a.C., che, mettendo in pericolo la sopravvivenza stessa del mwahaLatium Vetus, aveva in qualche modo ricompattato il mondo latino, Roma era tornata ad essere più potente e florida che mai. Con la conquista di Veio, come si è già rilevato, i rapporti di forza fra Roma e i suoi alleati vennero ulteriormente modificati a favore dell'Urbe. Le città più importanti del Latium (mwahePraeneste e mwahiTibur), temettero di perdere le proprie libertà e si armarono contro Roma. In loro aiuto accorsero anche altri importanti centri del Latium Vetus, fra cui mwahmTusculum, severamente punito da Roma con la perdita delle libertà civiche. Nella prima metà del IV secolo a.C. l'Urbe fu in grado non solo di respingere con successo gli attacchi delle città latine, ma anche tutte le offensive sferrate ripetutamente contro di essa da mwahqEtruschi, mwahuFalisci, mwahyVolsci ed mwahcEqui. Attorno al mwahg350 a.C., subito dopo l'ultima guerra contro mwahkTarquinia, che permise a Roma di consolidare la sua influenza sull'Etruria meridionale e di assorbire nel suo Stato l'importante porto di mwahoCaere, il destino dei Latini appariva ormai segnato.

IV secolo a.C. - dal 350 al 300 a.C.

Sul finire degli anni quaranta del mwaimIV secolo a.C. le due potenze egemoni in Italia centrale, Roma da una parte, e la Federazione sannita dall'altra, si affrontarono per il possesso della mwaiqCampania settentrionale. La guerra (mwaiu343 a.C.-mwaiy341 a.C.), che si concluse con un nulla di fatto, permise però ai romani di inserirsi nelle contese interne di una regione ricca e popolosa e di entrare in possesso di mwaicCapua, la maggiore e più florida città campana del tempo, consegnatasi ai romani tramite l'istituto della mwaigmwaikdeditio (mwaio343 a.C.). Capua era in quell'epoca al centro di una fitta rete di alleanze e di rapporti commerciali con molte città limitrofe che passarono tutte nell'orbita romana.

I Latini, preoccupati di questa nuova espansione di Roma verso Sud, decisero di passare in azione e, con l'appoggio di alcune città campane che mal sopportavano l'egemonia dell'Urbe nella loro regione, arruolarono un esercito che penetrò in Campania attraverso la valle del mwaiwTrerus (mwai0340 a.C.). Le forze latino-campane vennero sconfitte nella mwai4battaglia del Vesuvio da un esercito romanocite-ref-32[32], rafforzato, con ogni probabilità, da un contingente sannita. I superstiti furono costretti a ripiegare oltre il fiume mwajmGarigliano ma andarono incontro a una nuova disfatta presso mwajqTrifano. Nei Campi Fenectani, in territorio appartenente al mwajuLatium Adiectum si consumò l'ultimo atto della tragedia: un esercito costituito dai Latini di mwajyPrenestae, mwajcTibur ed altri centri minori, venne interamente decimato da Romani (mwajg338 a.C.). Da quel momento le città del mwajkLatium Vetus cessarono di esistere come entità politiche autonome e la loro storia confluì per sempre in quella di Roma, espressione massima di quella stessa civiltà sviluppata dal popolo latino in tanti secoli di storia.

Cultura

Le origini

In epoca arcaica (mwaj4XII secolo a.C.-mwaj8VIII secolo a.C.) l'etnia latina presentava un livello di sviluppo sociale e civile paragonabile a quello di altre popolazioni appenniniche da cui ben poco si differenziava, almeno a giudicare dalla scarsa documentazione in nostro possesso. Tipica del mondo latino del tempo era la forma di insediamento che si articolava in villaggi di piccole dimensioni (generalmente al di sotto dei 20 ettari), e contraddistinti da un tipo di economia stanziale di carattere agropecuario. Le manifatture esistenti, tutte di modestissime dimensioni, erano specializzate nella fabbricazione di utensili agricoli, armi, o oggetti domestici di ceramica o di metallo con ben scarse pretese artistiche.

Le abitazioni dei primi Latini erano generalmente costituite da capanne o altre modeste edificazioni in legno, che solo partire dalla fine del mwakmVII secolo a.C. verranno sostituite da case in pietra o laterizi. La società doveva strutturarsi su base patriarcale o tribale in cui il capo tribù svolgeva anche la funzioni sacerdotali. La religione, prima dell'impatto con le civiltà etrusca ed ellenica, era di tipo naturalistico, e svolse un ruolo importante di aggregazione fra i vari villaggi in cui si articolava il mwakqLatium, i quali si riconoscevano in divinità, credenze e riti comuni.

Una forte spinta all'elaborazione di una cultura e di strutture sociali più articolate ed evolute fu dovuta, nel corso dell'mwakgVIII secolo a.C. a una prima fioritura di nuclei urbani (o protourbani) nel mwakkLatium Vetus ed alla fondazione delle prime colonie greche nell'Italia meridionale ed in Sicilia. In ogni caso l'impronta ellenica sul Lazio iniziò ad essere chiaramente percepibile negli ultimi decenni di questo stesso secolo (mwakoVIII secolo a.C.) con l'inizio del movimento coloniale che ebbe come epicentro le coste dell'Italia meridionale tirrenica e ionica e della Sicilia (la fondazione di Siracusa è del mwaks734 a.C.).

Latini, Greci e Punici

La costituzione delle prime colonie greche in mwalaCampania attorno alla metà dell'VIII secolo ebbe una grande importanza storica non solo per la nazione latina, ma anche per molti altri popoli stanziati nell'Italia peninsulare, che ricevettero dai contatti con la civiltà ellenica un forte impulso al proprio sviluppo. Sono degli ultimi decenni di questo secolo i primi oggetti di lusso di produzione greca ritrovati a Roma ed in altre città latine che stimolarono oltretutto una produzione locale riscontrabile in molti centri del Latium vetus (mwalePraeneste, mwaliTibur, mwalmSatricum ecc.). Tale produzione, generalmente di imitazione, fu in un primo tempo di livello nettamente inferiore ai modelli originali. Già nel corso del mwalqVII secolo a.C., tuttavia, era riuscita ad affinarsi notevolmente dando vita a una fiorente produzione artigianale.

I Greci non si limitarono però ad introdurre in alcune parti d'Italia la propria arte o nuove tecniche di lavorazione manifatturiera, ma anche le proprie istituzioni politiche e militari ed uno strumento che rivoluzionerà la storia del popolo latino anche se si diffuse nel mwaloLatium Vetus attraverso l'intermediazione etrusca.

Latini ed Etruschi

In un momento storico non facilmente determinabile ma che dovette prodursi negli ultimi due o tre decenni del mwal8VII secolo a.C. Roma e tutto il mwamaLatium Vetus iniziarono a ruotare nell'orbita etrusca. L'evoluto popolo degli mwameEtruschi, all'apogeo della propria potenza, dischiuse ai Latini le porte di una civiltà nuova e raffinata.

Gli Etruschi introdussero nel mwamuLatium molte delle proprie credenze religiose (fra cui le pratiche divinatorie degli aruspici ed il culto dei morti), proprie istituzioni politiche di tipo oligarchico, alcune delle quali sopravvissero anche in età repubblicana, e un'amministrazione efficiente. L'alfabeto etrusco (di derivazione greco-occidentale) pur se modificato per potersi adattare ad un idioma indoeuropeo come il latino, fu adottato da tutte le città del mwamyLatium Vetus, Roma compresa. Furono etrusche le tecniche costruttive che permisero a Roma, a mwamcPraeneste e a mwamgTibur, di sostituire le proprie capanne ed altre abitazioni fatiscenti, con delle case in pietra ricoperte di tegole, acquistando delle inequivocabili connotazioni urbane (ma tale trasformazione dovette, con ogni probabilità, prodursi ancor prima che iniziasse una vera e propria egemonia etrusca sul Latium Vetus).

Il Lazio "etrusco" divenne anche un grande consumatore di beni di lusso ed artistici. Gli sfarzosi arredi funerari scoperti a Praeneste, testimoniano l'improvviso imporsi nella regione, non solo di un'arte nuova, ma di una prosperità materiale sconosciuta fino ad allora. Nacque in questo periodo, ma si sviluppò soprattutto nei secoli successivi, un'arte latina di ispirazione italico-etrusca contraddistinta da un accentuato realismo e che sopravvisse, soprattutto nella ritrattistica, fino ad età imperiale. Popolarissima fra le classi medie, verrà definita dagli studiosi, senza nessuna accezione spregiativa, mwanaarte plebea o popolare. Il dominio etrusco, forse esercitato più strettamente a Roma che non in altri importanti centri latini, durò oltre un secolo ed ebbe termine sul finire del mwaneVI secolo a.C.

La fine della civiltà latina

Il tramonto dell'egemonia etrusca sul mwanqLatium Vetus determinò un'improvvisa emarginazione della regione che venne tagliata fuori dalle grandi correnti di traffico internazionale che ne avevano determinato lo sviluppo nei decenni precedenti. A partire dal mwanu470 a.C. circa e per quasi un secolo (fino almeno al mwany390 a.C.-mwanc385 a.C.), si assistette così ad un progressivo impoverimento materiale del popolo latino che si rifletté, oltre che sul piano economico, anche su quello culturale. Per Roma, la cui situazione è senz'altro meglio documentata che per le altre città, non si conoscono, di questo periodo, grandi realizzazioni civili o militari. È significativo che l'Urbe, come ha fatto notare un grande archeologo italiano, mwangRanuccio Bianchi Bandinelli, non possedesse all'epoca, fra le associazioni artigiane esistenti, né tagliapietre, né pittori, né scultori.cite-ref-33[33]. Solo dopo l'incursione gallica (mwan0390 a.C.) il Latium Vetus tornò a prosperare: ne fanno fede i corredi e gli arredi tombali, più raffinati che in passato, e in taluni casi artisticamente pregevoli.

Società

Data l'esiguità della propria base territoriale (non superiore ai mwaoa2000 km²), la popolazione latina non poteva, in epoca preromana, superare le 60.000 o mwaoe70 000 unità. Tale popolazione si articolava originariamente, come si è già accennato, in mwaoipopuli, comunità per lo più di modeste dimensioni che nell'età di Tarquinio il Superbo raggiunsero il numero di quarantasette, distribuite in diciannove o venti "distretti",cite-ref-34[34] entità territoriali unite spesso fra di loro in federazioni. I mwaocpopuli fin dagli inizi dell'età del ferro, diedero vita a dei centri urbani o protourbani governati da re locali e dalle forti aristocrazie autoctone. Il potere di queste ultime, sviluppatosi a partire dall'mwaogVIII secolo a.C. non fu solo un fenomeno laziale, ma coinvolse anche l'mwaokEtruria meridionale tirrenica: originato dalla nascita della proprietà privata terriera e dalla lotta fra le aristocrazie locali per l'accaparramento fondiario si basava «...sulla dipendenza di vasti gruppi di clientes, forza lavoro agricola e militare composta da non consanguinei e annessa alla mwaoofamilia allargata...».cite-ref-35[35] Una società aristocratica, contraddistinta da «...segni del potere sempre più vistosi e sempre più largamente attinti dallo strumentario del fasto regale orientale...»cite-ref-36[36] si consolidò nel corso dei secoli successivi dando luogo a profonde divisioni sociali, che nella città di Roma si sarebbero protratte per buona parte dell'mwapmetà repubblicana. Tale società divenne anche il motore di sviluppo di organismi statali, fra cui quello romano, che, sebbene non poggiati su basi razziali ed aperti a nuovi apporti etnici, si incentravano su un comune sistema di valori aventi originariamente, come punti di riferimento, la virtù individuale in tutte le sue manifestazioni ed una visione aristocratica della vita che permeava di sé l'intera collettività.

Religione

Le credenze religiose del mwapyLatium vetus erano prevalentemente legate alla natura animata (animali e piante) ed inanimata (il fuoco, l'acqua, il vento ecc.) o alle forze soprannaturali che presiedevano l'esistenza umana (la saggezza, la morte, il concepimento e la nascita ecc.). Fra gli animali erano sacri il mwapcpiculus (mwapgpicchio), capace di predire il futuro, il mwapkserpens o mwapodraco (mwapsserpente, oggetto di culto nel tempio di mwapwJuno a mwap0Lanuvio), lmwap4'mwap8aper (mwaqacinghiale) ed il mwaqelupus (mwaqilupo).

Il fuoco trovava una doppia incarnazione in mwaqqVesta e in mwaquVulcanus (mwaqyVulcano), mentre la vitalità della natura selvatica era racchiusa nel Dio mwaqcFaunus (mwaqgFauno). Particolare oggetto di culto erano la terra (mwaqkTerra mater), il cielo (mwaqoJuppiter, ovverosia mwaqsGiove) e la donna giovane in grado di generare e riprodurre la stirpe (mwaqwJuno, mwaq0Giunone, da jun di juvenis, giovane). Grande importanza avevano tutte le divinità legate all'agricoltura, e che assicuravano il sostentamento umano: mwaq4Flora (la dea che presiede la fioritura del grano), mwaq8Mater Matuta (la dea che protegge la maturazione del frumento), mwaraCerere. Anche alcuni luoghi fisici, evocanti la storia del mwarenomen latino potevano essere oggetto di culto, come mwariTiber (mwarmTevere). Particolare devozione, infine, era riservata agli dei protettori del focolare e della stirpe come i mwarqLares ed i mwaruPenates (mwaryLari e mwarcPenati).

La religione non solo condizionava la vita sociale dei Latini, ma anche quella politica. La comunanza religiosa costituiva infatti, insieme a quella linguistica, il legame più forte che univa fra di loro le tante realtà territoriali ed umane in cui si articolava, all'epoca, il Latium Vetus. Spesso la credenza negli stessi riti, divinità, luoghi di culto, spingeva gruppi di villaggi e, più tardi, di città, a costituire delle vere e proprie Federazioni o Leghe. Celebre a questo proposito fu la Lega albense, cui abbiamo fatto precedentemente accenno, raccolta attorno al santuario di mwar8Juppiter sul mwasaMons Albanus, la quale servì successivamente da archetipo alla mwaseLega latina.

Diritto

I Latini si caratterizzarono sempre per un'accentuata e rigida concezione legalitaria che si rifletteva in ogni ambito della vita pubblica e privata. In epoca arcaica le liti e le controversie venivano risolte tramite un'azione individuale che però doveva conformarsi a determinate consuetudini e godere del necessario consenso sociale. Con lo sviluppo delle prime città-stato la giustizia passò ad essere amministrata dall'autorità pubblica, personificata frequentemente dallo stesso mwasqrex che spesso era anche guida spirituale della comunità e suo mwasupontifex maximus cioè sommo sacerdote. Spettava a lui legiferare e designare le persone, o gli organi collegiali, che lo coadiuvassero in questa sua funzione.

Nel corso della prima metà del mwascV secolo a.C. venne viepiù avvertita l'esigenza di una codificazione scritta del diritto che impedisse abusi ed interpretazioni arbitrarie della normativa soprattutto a detrimento delle classi sociali più deboli. Alcuni storici inquadrano questo fenomeno nell'ambito di una progressiva democratizzazione della società latina del tempo e nella lotta da parte delle classi popolari per assicurarsi quegli strumenti di tutela (e di certezza) giuridica necessari alla propria emancipazione sociale ed economica.

Nel mwask451 a.C.-mwaso450 a.C. la città latina più potente e popolosa, Roma, si diede un suo primo ordinamento giuridico scritto, attingendo ampiamente a quelle che erano le antiche tradizioni e le concezioni etiche della nazione latina. Si avverte in questo codice, universalmente conosciuto come mwassLeggi delle XII Tavole, il forte senso di integrità e austerità tipico del popolo latino e la sua profonda avversione per tutto ciò che attentasse alle regole dell'onore e della fedeltà, sia verso lo Stato, che nei confronti della propria famiglia. Tutti i cittadini erano inoltre tenuti al rispetto della proprietà privata ed alla correttezza nei rapporti economici: esemplari erano le pene previste per il debitore insolvente.

Le mwas0Leggi delle XII Tavole hanno un'importanza storica enorme: con esse era stato posto infatti il primo tassello di quello che sarebbe stato il futuro ordinamento giuridico romano, base indiscussa della moderna giurisprudenza di tanta parte del mondo contemporaneo.

Economia

Ad una prima fase dominata dalle attività legate alla pastorizia, segue un periodo durante il quale si sviluppano le attività agricole e sedentariecite-ref-37[37]; si sviluppa un'economia di tipo primario piuttosto diversificata: agricoltura (mwatqfarro, mwatuorzo, mwatymiglio e mwatcfave in particolare ma anche mwatgcipolle e mwatkfinocchi), ed allevamento (mwatobovini e mwatssuini), in pianura, pastorizia transumante preferentemente, ma non solo, sui rilievi. Le colture della vite e dell'olivo furono introdotte non prima del mwatwVII secolo a.C., quando già mwat0noccioli, mwat4peri e mwat8meli erano presenti da tempo sul territorio. La caccia doveva inizialmente occupare un posto non trascurabile nell'alimentazione latina data la ricchezza nel territorio della fauna selvatica (mwaualepri e mwauecolombi in particolare, più rari i mwauicervidi).

Le attività manifatturiere presenti in zona erano di tipo metallurgico, legate in particolare all'agricoltura (utensili vari: zappe, asce, vomeri ecc.) ed all'attività bellica (armi). Col tempo si sviluppò anche una forma di artigianato locale tesa a soddisfare richieste meno primarie: vasellame in particolare, ma anche oggetti di pasta vitrea ed mwauyambra rilevati in molti insediamenti (Colle della Mola, Narce ecc.).

Per quanto riguarda le attività commerciali, con ogni probabilità conobbero una notevole espansione in età etrusca e cioè a partire dal VII-VI secolo a.C. con lo sviluppo urbano di mwauoRoma, mwausPraeneste, mwauwTibur ed altri importanti nuclei abitati latini. Ricordiamo che il mwau0Latium Vetus era all'epoca un importante punto di transito fra l'Etruria propriamente detta, le importanti città campane cadute sotto l'influenza etrusca (mwau4Capua, mwau8Pompei ecc.) ed i ricchi centri mwavaitalioti del Tirreno (mwaveNeapolis, mwaviCuma, ecc.).

Lingua

Lingua dei Latini, della città di mwavgRoma e del suo mwavkImpero, fu il mwavolatino, idioma di origine mwavsindoeuropea forse distaccatosi da un precedente mwavwceppo italo-celticocite-ref-38[38], e conosciuto nella prima fase del suo sviluppo come proto-latino. Il latino delle origini costituiva, insieme al mwawefalisco e ad altre lingue affini, una lingua a sé stante rispetto agli altri idiomi italici ugualmente indoeuropei che, diffusi nell'Italia continentale e raggruppati in massima parte nella grande famiglia osco-umbra, erano stati introdotti nella Penisola in epoca successiva a quella riscontrabile per le mwawilingue latino-falische. Il latino presentava caratteristiche grammaticali, sintattiche e lessicali che lo imparentavano, da una parte, con gli idiomi celtici e germanici, dall'altra con le aree indoeuropee più orientali (di mwawmlingua tocaria e indoaria). La prima iscrizione rinvenuta in protolatino è contenuta nella mwawqfibula praenestina, monile fabbricato attorno alla metà del mwawuVII secolo a.C. e rinvenuto a mwawyPalestrina (l'antica mwawcPreneste) nell'mwawgOttocento; mentre una letteratura propriamente latina iniziò a svilupparsi solo in età romana, a partire dal mwawkIII secolo a.C.

Archeogenetica

Uno studio archeogenetico pubblicato su mwawwScience nel novembre 2019 ha esaminato i resti di sei individui di sesso maschile provenienti da necropoli del mwaw0Latium vetus, sepolti nei dintorni di Roma tra il 900 a.C. e il 200 a.C. I sei individui appartenevano agli aplogruppi paterni (Y-DNA) R-M269, T-L208, R-P311, R-PF7589 e R-P312 (due campioni), e gli aplogruppi materni (mtDNA) H1aj1a, T2c1f, H2a, U4a1a, H11a e H10. Gli individui esaminati si distinguevano dalle precedenti popolazioni dell'Italia centrale del Calcolitico per la presenza di un ~30% di ascendenza dalle mwaw4steppe pontico-caspiche. Quattro dei sei individui da necropoli latine di mwaw8Ardea, mwaxaBoville Ernica, mwaxeCastel di Decima e mwaxiPalestrina, sono risultati del tutto locali e simili geneticamente ai vicini mwaxmEtruschi, mentre due dei sei individui provenienti da sepolture latine da necropoli di Palestrina e Ardea mostravano oltre ad ascendenza locale dell’età del ferro anche ascendenza proveniente da una popolazione del mwaxqMediterraneo orientale.cite-ref-antonio2019-39-0[39]

Note

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cite-note-1515. Secondo mwa4aTheodor Mommsen la migrazione in Italia delle popolazioni appartenenti al gruppo Umbro-Sabellico, di cui facevano parte anche Sanniti e Sabini, è successiva a quella delle popolazioni Latine, Storia di Roma, vol. I, Cap. III, 1
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Bibliografia

Fonti primarie

• mwbbaTito Livio, mwbbemwbbiAb Urbe Condita, libri I-V
• mwbbgDionigi di Alicarnasso, mwbbkAntichità romane
• mwbbsStrabone, mwbbwGeografia
• mwbb4Plinio, mwbb8mwbcaNaturalis Historia

Fonti secondarie

• mwbcqTheodor Mommsen, mwbcuStoria di Roma, Volume I
• Ranuccio Bianchi Bandinelli, mwbccEtruschi ed Italici, Corriere della Sera e Rizzoli libri illustrati Milano (?) 2005
• Ranuccio Bianchi Bandinelli, mwbckRoma, l'arte al centro del potere, Corriere della Sera e Rizzoli libri illustrati Milano (?) 2005
• Raymond Bloch, mwbcsOrigins of Rome, London 1960 Trad. mwbcwLe Origini di Roma, Milano 1961
• Roberto Bosi, mwbc4L'Italia prima dei Romani, Milano 1989
• Gianna Buti e Giacomo Devoto, mwbdaPreistoria e storia delle regioni d'Italia, Firenze 1974
• Andrea Carandini, mwbdiLa nascita di Roma, Torino 1997
• Giacomo Devoto, mwbdqGli Antichi Italici, Firenze 1967
• Ugo Di Martino, mwbdyLe Civiltà dell'Italia antica, Milano 1984
• Massimo Pallottino, mwbdgStoria della prima Italia, Milano 1984
• Renato Peroni, mwbdoIntroduzione alla protostoria d'Italia, Roma-Bari 1994
• Emilio Peruzzi, mwbdwAspetti culturali del Lazio Primitivo, Firenze 1978
• Lorenzo Quilici, mwbd4Roma primitiva e le origini della civiltà laziale, Roma 1979
• Autori vari, mwbeaStoria di Roma Vol. I: mwbeeRoma in Italia, Einaudi, Torino 1988
• Autori vari, mwbemPopoli e civiltà dell'Italia antica, Vol. I-VII Roma 1974-1978

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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itLatini, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefdizionario-di-storialatini, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefbritannica-com(EN) Latini, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.